Sicurezza stradale: Nibali, 'sempre più difficile girare in bici, serve rispetto'

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"Si vede un ciclista in strada non come un mezzo ma come un intralcio: oggi in Italia è sempre più difficile gire su due ruote". Anche Vincenzo Nibali, dopo Vittoria Bussi e Alessandro De Marchi, alza la voce contro "la mancanza di rispetto verso chi è in bici". Lo Squalo dello Stretto, proprio ieri, era passato sul luogo dove un giovanissimo ciclista sportivo di 14 anni, nei dintorni di Fiuggi, era stato centrato da un'automobilista: "le strade sono sempre più pericolose, bisogna assolutamente fare qualcosa per evitare questa mattanza", aveva detto.  

"Era in squadra e sulla destra, non so come sia andata la dinamica ma le macchine che ti passano accanto fanno di solito uno spostamento d'aria importante -dice Nibali conversando con l'Adnkronos-. Quando mi alleno vado intorno ai 40-45 e in questo senso rallento meno le automobili, ma proprio oggi ero in allenamento con Antonio Tiberi e un automobilista ci ha urlato di stare in fila". Il problema peggiora in città, dove "vedo sempre tanta fretta ma poi li ritrovi al semaforo qualche decina di metri dopo. C'è esagerazione, una vita frenetica, sono sempre al limite e così vengono trascurate tante cose".  

Ben venga quindi il metro e mezzo di distanza, dice, "ma il problema è tutto italiano, all'estero si sono sviluppati in modo diverso. Dalle politiche degli anni '60 in poi ci hanno fatto crescere dentro l'automobile, con i risultato che oggi le strade sono fatte solo per le auto. Oggi che poi le bici vengono usate anche per il trasporto e non solo per sport o allenamento il problema è cresciuto. Ora bisogna intervenire, anche per essere in linea con gli altri paesi europei: sulla strada tutto sta nel buon senso e nel rispetto". 

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