Siviglia-Betis, uno dei derby più caldi d'Europa nel gelo del Sánchez-Pizjuán

Alessio Eremita
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C'è grande attesa in Spagna per il derby tra Siviglia e Real Betis, uno dei più caldi d'Europa, che si giocherà nel gelo dello stadio Ramón Sánchez-Pizjuán. Nonostante l'assenza del pubblico a causa dell'emergenza Coronavirus, le squadre rivali sapranno ricreare quell'atmosfera incandescente che da sempre contraddistingue l'essenza della stracittadina andalusa. Su quel campo, per novanta minuti o poco più, si fondono le storie di due società completamente differenti tra loro, la cui identità sociale è rimasta inalterata nel corso degli anni.

Siamo a cavallo tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Il Sevilla Fútbol Club rappresenta il materialismo, la potenza economica; d'altra parte, il Sevilla Balompié è la massima espressione della metafisica, della speranza. In poche parole, la squadra universitaria composta da ragazzi che, partendo dal basso, sognano di costruire una carriera militare o medica attraverso la fatica della mente. In una città aristocratica come Siviglia, solo in pochi possono permettersi il privilegio di calciare un pallone in competizioni ufficiali: tant'è vero che la compagina più povera partecipa solamente a qualche coppa nazionale, nulla di più.

La svolta definitiva si manifesta tra il 1909 e il 1914. Il Sevilla FC è tentato dall'acquisto di un giovane e promettente operaio. Considerato il basso ceto sociale del ragazzo, il Consiglio Direttivo del club vota contro il suo ingaggio e scatena l'ira di un membro della giunta, Eladio García de la Borbolla, che decide di lasciare il Sevilla FC e fondare una nuova squadra. Il Real Betis Balompié. Nessun riferimento all'inglese, ma spazio alla tradizione: i balompedistas costituiscono una vera e propria insidia per gli avversari cittadini. Trofei contesi, provocazioni tra le tifoserie ed eterne polemiche contraddistinguono l'ascesa di ambo le squadre (il Siviglia è stato spesso accusato di aver pagato le rivali del Real Betis e causato la retrocessione degli stessi biancoverdi perdendo volontariamente una partita).

Poi la guerra civile, il tentativo di cedere Antunenz al Siviglia per fronteggiare la crisi economica e l'insurrezione dei tifosi del Real Betis, che preferiscono il fallimento piuttosto di rinforzare l'altra sponda della città. La società riparte così dalla terza categoria spagnola, ma è proprio dal fondo che ritrova umiltà, fede e voglia di riscatto. L'era del declino è ormai alle spalle e fortunatamente, ancora oggi, tutti gli appassionati di calcio hanno l'opportunità di godere di uno spettacolo unico. Quello che soltanto il derby di Siviglia può offrire.

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