I soldi dell'Europa e il Covid contenuto: l'Italia va avanti con Draghi, l'uomo che tiene a galla il Paese

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Come colui a cui assomiglia di più ovvero Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi ha fatto della non comunicazione smodata, una della sue armi migliori. Forse perché è un tecnico. Eppure anche un “non politico” come Conte c’era cascato. Parlava in continuazione. Spesso vittima del giuridichese, riuscì addirittura a creare una specie di “vetrina Italia”, sorta di stati generali in cui sfilavano le menti migliori del Paese, all’insegna d’una progettualità strillata quanto inconcludente. Nelle sue stringate conferenze stampa, l’attuale Presidente del Consiglio, s’è lasciato andare una sola volta. Con la famosa battuta del “meno condizionatore o più libertà”, che ha fatto storcere il naso a molti. La sua intervista di oggi al direttore del Corriere della Sera, riveste quindi, proprio per la certificata parsimonia comunicativa, una certa importanza.

L’impressione generale è che Draghi dica qualcosa risaputa, ma ci tiene a rimarcarla: pur restando in clima di sospensione (causa Putin e la sua guerra in Ucraina) l’Italia va avanti. Va avanti perché arrivano i soldi dell’Europa e perché il COVID, per quanto infido, è stato contenuto. L’ex Presidente della BCE rivendica l’indubbia capacità di tenere coesa una maggioranza composita e vuole ribadire come sia stato fatto - in oltre un anno - un buon lavoro. L’effetto da salvatore della patria è in parte, solo apparentemente svanito e non poteva essere che così. Un po’ perché il baratro s’è allontanato (la concessione dei finanziamenti europei titubante nell’ ultimo governo Conte, il COVID) un po’ per la guerra alle porte, capace di far “dimenticare” faccende più domestiche.

Il Presidente de Consiglio ci tiene a dire come il governo abbia lavorato bene, non solo perché arrivano i soldi dall’Europa (però questo avviene in tutti i Paesi membri dell’UE) ma anche perché sono state definite e impostate riforme basilari quali quelle della giustizia, del catasto, della concorrenza e della pubblica amministrazione. Sulle ultime due bisogna credergli sulla parola, sulla prima possiamo ragionevolmente presumere che si tratta d’un compromesso. Al di là della sistemazione della poco vereconda cancellazione della prescrizione, siamo davvero sicuri che arriveremo in tempi non biblici a una giustizia più efficiente e rapida, misurata su sentenze da esisti non decennali? E la burocrazia riuscirà ad essere un elemento di garanzia ma anche un “fattore” della produzione come si addice a uno stato moderno?

Un altro punto sul quale Draghi s’era sbilanciato fu la definizione di “dittatore” data, parecchio tempo fa, a Putin. Oggi rincara la dose. Taglia ogni vaghezza nei rapporti con la Russia, col giovanile ricordo personale dei carri armati sovietici a Budapest, poi a Praga. E imbocca quella strada, indicata fin dall’inizio del suo mandato, della necessità e della pragmaticità. Nel caso, si tratta del taglio, con conseguente “liberazione”, delle forniture di gas russo. Ma non sarà così facile come vuol far credere. Abile nel mettere la sordina ai partiti e uomo di caratura europea, la sua forza sta ancora soprattutto in questo: nessuno vorrebbe prendere l’incandescente cerino tra le sue dita, inoltre quasi tutti nutrono la sensazione che dopo di lui arriverebbe il diluvio. Infatti il “combinato disposto” COVID-Putin pone Draghi (come del resto altri leader europei) innanzi alla necessità di far fronte, nell’ immediato, a ulteriori costi imprevisti come quelli energetici. Si trova, quindi, costretto a utilizzare risorse, prima destinate a rilanciare il volano economico, diversamente; ovvero in pura chiave difensiva, calmieratrice, come se in questo momento fosse necessario galleggiare invece di navigare spediti. Perciò anticipa, rispetto a quanto avvenuto l’anno scorso, un prevedibile rallentamento economico.

Non solo buone notizie, dunque, ma la perdita dell’effetto Draghi sembra, appunto, apparente. Ancora viva è l’aura che l’aveva accompagnato nel suo ingresso a Palazzo Chigi, dove venne presentato dai fatti, dall’opinione pubblica o ancor meglio, secondo la bella definizione di Montesquieu, dall’ “impero delle circostanze”, quale un uomo del destino. Da allora, una volta confermato Mattarella, continua sempre più a rivelarsi tale, anche perché l’“impero delle circostanze” non pare affatto più debole. Anzi.

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