Stadi chiusi e il caso Milan-Roma, la D gioca ma i bambini non si allenano: come cambia il calcio col nuovo Dpcm

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Tamponi, quarantene, 'bolle' e giocatori separati... il mondo del calcio continua ad essere condizionato dal Covid, e il nuovo decreto firmato stamattina dal Premier Conte (QUI la sua conferenza stampa di oggi), in vigore da domani lunedì 26 ottobre fino al 24 novembre, comprende anche alcune modifiche nel mondo dei dilettanti e non solo. Nel Dpcm è scritto che "gli eventi e le competizioni sportive riconosciuti di interesse nazionale dal Coni, dal Cip e dalle rispettive federazioni nazionali all’aperto senza la presenza di pubblico". Non sarà più possibile quindi nemmeno aprire gli stadi a quei mille spettatori, che fino ad ora era il limite massimo consentito. Un traguardo per il quale i club di Serie A si erano battuti a lungo ma che ora si vedono cancellato anche quel minimo guadagno.

IL 'CASO' MILAN-ROMA - Come detto il nuovo Dpcm entrerà in vigore domani, quando a San Siro alle 20.45 si giocherà Milan-Roma che chiuderà la 5a giornata di campionato. Facendo parte ancora di un turno di Serie A iniziato prima del nuovo decreto, la Lega ha provato a chiedere al Governo se ci fosse la possibilità di fare un'eccezione rispetto a quanto firmato stamattina e aprire lo stadio a mille tifosi. La risposta però è stata negativa, il Monday Night si giocherà senza pubblico. Motivo: verrebbero messi sullo stesso piano stadi di Lega Pro e impianti di Serie A con almeno 25mila posti. Quindi, tutto chiuso. Un muro sul quale sbatte anche l'ultima richiesta avanzata dalle istituzioni, per una riapertura degli impianti al 30% della capienza. Poca sensibilità all'argomento anche da parte del Ministro dello Sport Spadafora; gli unici a interessarsi alla questione sono il ministro per gli Affari Regionali Boccia e il governatore dell’Emilia-Romagna Bonaccini.

SERIE D - Stop anche a tutti gli allenamenti, dei bambini e dei ragazzi. Perché: "Continuerà solo l'attività sportiva di base di sport non a contatto" ha detto oggi Conte. Quindi, calcio escluso. Semaforo verde invece per la Serie D, che è un campionato dilettantistico ma a carattere nazionale e quindi non ha problemi a scendere in campo. Un piccolo sorriso per la Lega Nazionale Dilettanti, che non potrà far partirei campionati d'Eccellenza, di Promozione e di Prima, Seconda e Terza Categoria. Più del 90% del movimento è fermo, bloccati 16mila club che tradotti in squadre significa più di 60mila (considerando anche attività giovanili, femminili e calcio a 5). In questi giorni la Lega Nazionale Dilettanti si metterà in contatto con la Figc per provare a chiedere al Governo se c'è la possibilità di allenarsi da parte di tutte queste squadre che non avranno campionati. Una situazione sempre più surreale tra tamponi e quarantene. Stadi di nuovo chiusi e la curva epidemiologica che sale: il Covid continua a entrare a gamba tesa (anche) sul calcio.