Stefano Pioli, l'identikit del nuovo allenatore del Milan: la carriera e le sue idee tattiche

Marco Deiana

Il Milan ai milanisti non esiste più. Dopo Marco Giampaolo è il turno di Stefano Pioli. Il primo si definiva "interista da bambino", il secondo "da sempre tifoso nerazzurro". La dirigenza ha scelto l'allenatore classe '65 con un passato sulle panchine di Bologna, Lazio, Inter e Fiorentina. Il Piano B del trio milanista formato da Boban, Maldini e Massara. Il pensiero primario, inutile nasconderci, era Luciano Spalletti, l'unico allenatore che avrebbe spinto la proprietà a dare il via libera ad un ingaggio importante. Svanito l'obiettivo numero uno, il ​Milan ha puntato sull'usato sicuro, sulla professionalità e sull'esperienza di Stefano Pioli


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La carriera da allenatore di Stefano Pioli


Dopo una carriera modesta da calciatore, frenata dai continui infortuni, Stefano Pioli ha iniziato la sua avventura da allenatore nelle giovanili di Bologna e Chievo Verona. La prima vera esperienza nel calcio dei grandi è arrivata nella stagione 2003-04 alla guida della Salernitana che porta alla salvezza in Serie B. L'anno successivo guida il Modena, sempre nella serie cadetta, ad un passo dai playoff. Obiettivo che raggiunge nella stagione 2005-06 nonostante una "piccola pausa" dovuta ad un esonero di sole tre giornate (venne richiamato dopo le tre sconfitte consecutive del suo successore, Maurizio Viscidi). Ai playoff non va però oltre le semifinali. Queste tre stagioni gli permettono di ricevere una chiamata dalla Serie A.


Pioli infatti torna a casa, nella sua Parma (città di nascita), dove esordisce da allenatore nel massimo campionato e anche in Coppa UEFA. Ma la sua prima avventura in Serie A si chiude a febbraio: se in Europa la squadra ducale viaggia a vele spiegate, in campionato è crisi nera. Al suo posto viene chiamato Claudio Ranieri che salverà la formazione gialloblù dalla retrocessione. Dopo questa esperienza Stefano Pioli decide di ripartire dalla Serie B: in tre anni guida prima il Grosseto, poi il Piacenza e infine il Sassuolo, raggiungendo sempre l'obiettivo prefissato. La salvezza con le prime due squadre e una clamorosa (quanto inaspettata) qualificazione ai playoff con i neroverdi (con sconfitta, ancora una volta, in semifinale).

Stefano Pioli
Stefano Pioli

Il ritorno in Serie A è quindi annunciato. Nell'estate 2010 lascia il Sassuolo (subito dopo l'eliminazione nelle semifinali dei playoff di Serie B) e accetta il progetto Chievo Verona. Sulla panchina dei clivensi ottiene una tranquilla salvezza e dopo un solo anno decide di cambiare aria. Per lui arriva la chiamata prestigiosa del Palermo di Maurizio Zamparini ma la sua avventura in Sicilia dura appena due mesi. Sì, appena due mesi. Al patron rosanero basta e avanza l'eliminazione prematura nei preliminari di Europa League e con un campionato ancora da iniziare decide di esonerare il tecnico. Ma il periodo da disoccupato dura pochi mesi. A ottobre 2011 riceve la proposta del Bologna che porta - da subentrato - al nono posto con 50 punti conquistati in 33 partite. Salvezza raggiunta in Emilia anche nella stagione 2012-13 mentre l'anno successivo deve fare i conti con l'esonero, arrivato a gennaio 2014 (con il Bologna, nonostante i 15 punti in 18 giornate, virtualmente salvo).


Stefano Pioli
Stefano Pioli

Seguono quasi due stagioni intere alla guida della Lazio. Conclude la stagione 2014-15 con un terzo posto e una finale di Coppa Italia (persa contro la Juventus). L'anno dopo esce sconfitta dai preliminari di Champions League contro il Bayer Leverkusen, perde anche la Supercoppa Italiana contro la Juventus. Nell'aprile 2016 viene esonerato dopo la sconfitta per 4-1 nel Derby contro la Roma.


Nella stagione 2016-17 è di nuovo protagonista in Serie A. Questa volta siede sulla panchina dell'Inter: a novembre viene chiamato per sostituire Frank de Boer. Dopo un inizio travolgente con nove vittorie consecutive tra campionato e coppe, la squadra nerazzurra crolla e perde il contatto con il quarto posto (valido per la qualificazione in Champions League) e viene esonerato a quattro giornate dalla fine della stagione. Di lì a poco arriva la proposta della Fiorentina. A Firenze vive in prima persona la tragedia di Davide Astori, una situazione che gestisce in maniera impeccabile, compattando il gruppo e togliendosi grosse soddisfazioni nella stagione 2017-18, chiudendo in ottava posizione. Viene confermato per la stagione successiva ma qualcosa si rompe tra l'allenatore e la dirigenza, con frecciate pubbliche (soprattutto in relazione al contratto in scadenza) e ad aprile 2019 rassegna le dimissioni con la squadra al decimo posto in Serie A e in semifinale di Coppa Italia.


Ora per Stefano Pioli inizierà una nuova avventura. Il Milan ha deciso di affidarsi a lui per rilanciare la squadra dopo un inizio di stagione al di sotto delle attese con Marco Giampaolo alla guida dei rossoneri.


Come giocano le sue squadre


Stefano Pioli
Stefano Pioli

Partiamo da un presupposto: Stefano Pioli non è un allenatore integralista. Sì, ha le sue idee e le sue preferenze dal punto di vista tattico ma si adatta al materiale a sua disposizione. Durante la sua carriera, almeno negli ultimi anni, lo abbiamo visto schierare le squadre con il 4-3-3 (principalmente alla Lazio), con il 3-5-2 e con il 4-2-3-1. E proprio da quest'ultimo modulo potrebbe partire la sua esperienza al Milan.


Dimenticate ipotetici tiki taka e possesso palla prolungato. Pioli è amante della verticalizzazione, del gioco rapido e dell'aggressività difensiva. Uomini permettendo, le sue squadre giocano con una linea difensiva alta e aggressiva, con l'idea di verticalizzare immediatamente dopo la riconquista del pallone. 


Spesso le sue squadre sfruttano un terzino con mentalità offensiva, con l'altro terzino bloccato quasi a creare una difesa a tre in fase di costruzione di gioco. Il trequartista (nel 4-2-3-1) o la mezzala offensiva (nel 4-3-3) va spesso ad affiancare l'unico centravanti in area avversaria con una delle due ali che va a stringere la posizione centralmente liberando lo spazio sull'esterno per il terzino.


Manca la ciliegina sulla torta


Da allenatore gli manca la vittoria. Nel suo palmares è presente solo un Campionato Allievi Nazionali da allenatore del Bologna nella stagione 2000-01. Stop. Ha perso due finali: una in Coppa Italia e una in Supercoppa Italiana, entrambe alla guida della Lazio ed entrambe contro la Juventus.

A cura di ​Marco Deiana


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