Stramaccioni a CM: 'Impresa scudetto, ora l'Inter non perda Conte. Gasp è da Juve, De Zerbi sconfitta per l'Italia. La Roma di Mou e il mio futuro...'

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Dallo scudetto dell'Inter alla lotta Champions, passando per le novità sul futuro della Roma e non solo. Ha parlato a tutto campo Andrea Stramaccioni, l'ex tecnico di Inter, Udinese, Panathinaikos, Sparta Praga ed Esteghal è intervenuto in diretta sul canale Twitch di Calciomercato.com: le sue dichiarazioni.

CORSA CHAMPIONS, CHI RESTA FUORI? - "Sicuramente sulla carta, da un punto di vista tecnico, il compito più arduo lo avrà il Milan perché penso che l'Atalanta voglia chiudere bene questo campionato anche se da un punto di vista degli obiettivi ha già raggiunto la qualificazione. Però conosco il mister Gasperini e quanto lui ci possa tenere a chiudere al secondo posto, soprattutto dopo la delusione della finale di Coppa Italia: per la seconda volta l'Atalanta del suo ciclo ha mancato un trofeo importante che onestamente, per quanto fatto in questi anni, avrebbe meritato".

GASPERINI - "Gasperini è uno dei miei primi maestri ad alto livello. Non tutti lo sanno, ma uno dei miei primi incarichi a 25 anni fu fare l'osservatore per il Crotone del presidente Vrenna e di Peppe Ursino e Gasperini mi utilizzava per visionare qualche avversario e qualche squadra in Serie C. Era appena arrivato dalla Primavera della Juventus, il primo Gasperini. E il caso ha voluto che ci incontrassimo di nuovo all'Inter, dove ero stato preso come allenatore della Primavera e lui guidava la prima squadra. Abbiamo ancora un bellissimo rapporto e, a parte la stima per l'allenatore, è una grandissima persona".

GASPERINI DA JUVE? - "Purtroppo il calcio è il mondo delle etichette alle volte, lui si è attaccato questa etichetta che non è da grande squadra o cose del genere e sono cose false. Il discorso è diverso, il discorso è che lui è un allenatore che se lo prendi devi seguire le sue capacità e le sue conoscenze. E quello che vale per questi allenatori che hanno una grande identità, è come se prendi Conte e lo obblighi a giocare a quattro. O Sarri... Gasperini è un allenatore che ha il suo modo di vedere e fare calcio, se lo prendi sai cosa ti può portare: i giocatori e il modulo che utilizza, e soprattutto come valorizza le sue squadre. Io assolutamente penso che sarebbe pronto per una grandissima squadra. Lui ha questa macchia, anche amara, di quanto successo all'Inter, che è stato anche frutto di circostanze particolarissime".

IL SEGRETO DI GASPERINI - "Il primo segreto, che è un non segreto, è che lo devi prendere e lasciarlo lavorare. Anche l'Atalanta era partita in salita, in difficoltà, il presidente e la società hanno creduto fortemente in lui e nel suo lavoro e ogni volta che il mister è stato lasciato lavorare seguendo le sue indicazioni ha fatto cose straordinarie. Non dimentichiamoci col Genoa è andato a un passo dalla qualificazione storica europea e ha portato in Champions l'Atalanta, che se l'è giocata con squadre che hanno un budget 4-5-6 volte superiore. Per non parlare della valorizzazione dei giocatori, perché giocatori che probabilmente ai più erano sconosciuti sono ora oggetto di mercato e valgono milioni. Io credo che se prendi Gasperini è perché lo conosci e non perché è un nome di moda, lo prendi per giocare il suo calcio e sono convinto che lui faccia bene ovunque andrà".

SCUDETTO INTER - "Se me l'aspettavo? No, l'Inter ha compiuto una grande impresa. Che ai nastri di partenza l'Inter fosse una delle squadre antagoniste o comunque più competitive per competere con la Juve quello sì, aveva già dimostrato progressi importanti la scorsa stagione anche con la finale di Europa League, però credo che quello che è stato fatto in questa stagione è un grandissimo traguardo. Non dimentichiamo che tutti noi eravamo pronti, in senso buono, a celebrarne un piccolo fallimento nel momento in cui l'Inter è uscita dalle coppe, prima dalla Champions e dall'Europa League e poi dalla Coppa Italia proprio per mano della Juve. E io invece penso che proprio in quella notte chiamiamola di teste basse dei giocatori dell'Inter uscendo dallo Stadium, si è costruita poi questa squadra che ha fatto un girone di ritorno e un finale di campionato straordinario. Le due svolte sono state la vittoria nel derby, convincente e roboante, e la vittoria con l'Atalanta: è il simbolo di una squadra che in quel momento non ha vinto una partita come una grande squadra ti aspetti che vinca ma soffrendo, passando grande parte della gara nella sua metà campo, ma da lì è arrivato l'allungo e nessuno è riuscito a starle dietro".

SITUAZIONE SOCIETARIA INTER - "Quanto è difficile per un allenatore lavorare in queste condizioni? Sono due facce della stessa medaglia. Da una parte sarebbe a dir poco grottesco pensare che l'Inter non continui con Antonio Conte, non voglio neanche prendere in considerazione questa ipotesi. Dall'altra fa bene il mister a chiedere chiarimenti, perché ovviamente ora tutto il popolo interista vede questo scudetto come un punto di partenza, non di certo come un punto di arrivo. La storia lo impone e la squadra è forte e in Italia non è ancora pronta una squadra immediatamente competitiva a questi livelli. Oggi l'Inter parte un gradino avanti a tutti, è oggettivo: la Juve deve riorganizzarsi, il Milan è ancora alla ricerca, il Napoli dovrà trovare un'identità con un nuovo allenatore se lo cambierà. Quindi credo che la conferma di Conte sia una pietra quasi scontata, poi questa notizia (il finanziamento di Oaktree, ndr) c'è chi la legge in una chiave molto positiva e chi invece ne ha dato una lettura un pochino di attenzione. E' stato come venduto parte del patrimonio, ma potrebbe essere il preludio di una situazione simile a quella vissuta dal Milan qualche anno fa. Quindi la lettura di questo movimento è difficile decodificarla da fuori, ma sicuramente nel breve periodo dà la possibilità all'Inter di sanare la situazione".

MOURINHO ALLA ROMA - "Sicuramente questa proprietà ha fatto una mossa incredibile, che nessuno si sarebbe aspettato. Dal punto di vista dell'entusiasmo penso abbia fatto qualcosa di straordinario, perché la Roma romanista è passata dalla forte depressione per la semifinale di Europa League e di una stagione comunque che non ha soddisfatto i tifosi a un entusiasmo pazzesco. Questa città è capace di accendersi con un entusiasmo incredibile, ma dall'altra parte c'è un po' di perplessità perché un allenatore che ha sempre avuto bisogno di giocatori importanti, è un allenatore che ha alzato l'asticella di qualunque società in cui è andato e sicuramente questa proprietà non ha ancora messo mano al mercato come ci si aspettava. Forse volontariamente o forse no. La perplessità è che la Roma deve rifondare una squadra nell'anno più difficile, perché veniamo da un anno e mezzo di coronavirus, tutto il mondo ha ridimensionato i budget e la Roma non farà le coppe che contano. Quindi ci si chiede perché un top player dovrebbe arrivare a Roma in questo momento? Comunque è difficile, credo che la nuova dirigenza della Roma sarà chiamata a un lavoro importante, anche perché non credo che Mou sia arrivato a Roma per arrivare sesto ed è quello che sperano i tifosi".

SPERATO IN UNA CHIAMATA DELLA ROMA? - "No, perché io sono vicinissimo all'ambiente romanista, anche persone che lavorano lì. So bene che in quel momento Fonseca aveva bisogno di tutti intorno, di stabilità, perché la Roma ha affrontato momenti pieni di infortuni, poi la situazione Dzeko, i successi in coppa... Era un momento in cui la società, denotando grande coesione, si era stretta attorno al suo allenatore ed era giusto che non ci fosse nessun tipo di voce o ipotesi se non quella arrivata a fine campionato a giochi finiti".

ENTUSIASMO MOU - "E' stato impressionante, i tifosi sono pronti ad andare Mourinho all'aeroporto. Penso che José insieme a Fabio Capello sia per palmares e blasone l'allenatore più importante nella storia della Roma quindi è normale che la fantasia e il sogno volino. A maggior ragione quando le cose vanno male, perché se arrivi dal settimo posto e ti dicono che il prossimo timoniere sarà uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, è normale che dentro di te dici 'Ok, ora ritiriamo fuori la testa'. L'entusiasmo è palpabile".

PLAYOFF DI SERIE B - "Devo dire che è stato un campionato avvincente, un campionato equilibratissimo. Credo che arrivano a giocarsi la finale probabilmente non le due squadre più attrezzate o sulla carta più forti, ma le due squadre che sono arrivate meglio. Meglio dal punto di vista fisico, mentale e anche dell'abitudine. Credo che il Cittadella siano già due o tre volte che manca sul filo di lana il traguardo che, per quanto fatto da questa società incredibile, meriterebbe la Serie A. Io glielo auguro, dal punto di vista di sportivo e di persona che ama il calcio. Anche il Venezia ha avuto una stagione che magari non si aspettavano, ma anche con Inzaghi era stata vicinissima ad arrivare in Serie A, poi ha sofferto e battuto la grande favorita che era il Lecce. Penso sia la finale frutto delle due squadre migliori che finiscono nel momento migliora la stagione. Sono veramente curioso, è un pronostico apertissimo: dico 51-49 per il Cittadella".

FORTE - (Dopo un video saluto dell'attaccante del Venezia, ndr) A me questo video fa veramente piacere, vi ringrazio per la sorpresa. Perché lui è veramente una bella storia: un ragazzo che ha delle doti importante, ma la cui dote importante è il lavoro, l'impegno, il non mollare mai, il perfezionarsi sempre. Lui si è meritato prima l'Inter e ora questo grande palcoscenico, la possibilità di trascinare magari una squadra già in una finale e poi magari in Serie A. E' un ragazzo che ha cambiato tante squadre, non ha mollato mai, che ha saputo soffrire e con umiltà ha saputo anche scendere di categoria, cosa che nel calcio moderno si storce un po' il naso, invece Francesco da questo punto di vista è un esempio per tutti: c'è chi magari si trova in Serie A per bravura o fortuna a 20 anni e c'è chi invece se la può conquistare a 27-28 anni con i suoi meriti. Lui è nel mio cuore perché è un ragazzo veramente d'oro, questo messaggio mi fa molto piacere e gli faccio un grande in bocca al lupo. E soprattutto ha evitato che io facessi una brutta figura facendolo esordire con l'Inter, quindi gli sono riconoscente del suo impegno (sorride, ndr)".

FUTURO - "Offerte dal Qatar e dalla Cina? Su questo siete forti e arrivate bene sulle notizie. Da un punto di vista professionale non smentisco perché qualcosa c'è, però il punto focale è che sicuramente avendo varcato la soglia di quella che è la Champions League asiatica, perché poi è quello il grande mondo diverso da quello dove ho lavorato fino a due anni fa, sicuramente essere andati bene in Iran e in Asia ha acceso riflettori sul profilo mio e del mio staff e questo ha portato sicuramente delle offerte da società e nazioni che probabilmente prima non sapevano neanche che io esistessi. Dopo questi risultati in Iran magari finisci sui taccuini di queste società e può esserci qualcuna che sta pensando di cambiare. Io sono orgoglioso, ma non è il caso di commentare queste offerte. E' qualcosa che da qui ai prossimi giorni si chiarirà".

GUIDARE UNA NAZIONALE IN FUTURO? - "Io ad essere onesto ho avuto questa possibilità, non so se ho fatto bene o no, ma ora penso di essere un allenatore da club. Credo di essere ancora abbastanza giovane e penso che le mie poche abilità siano durante la settimana. Non mi sento ancora un selezionatore, questo in primis. In secundis, essere l'allenatore di una nazionale premette una grandissima conoscenza della nazione. A volte magari ti arriva un'offerta per una nazionale x e tu non conosci neanche il campionato e questo secondo me non va bene. Magari ti chiamano per il nome o perché hai allenato questa squadra o quell'altra. Discorso diverso se tu alleni per quattro, cinque, sei anni in una nazione, hai la conoscenza dei calciatori del campionato soprattutto. Nella mia personale valutazione questi due motivi che ho dato, il primo dal punto di vista professionale, capitò anche con l'Italia Under 21, il secondo da un punto di vista di conoscenza delle nazionali, secondo me, mi permetto di dire, io preferisco ancora una squadra di club. Poi non è detto che in futuro non possa esserci questa possibilità".

CHI PRENDEREI DALLA SERIE A NELLA NUOVA AVVENTURA LAVORATIVA? - "Io sono un grandissimo amante dei giocatori tecnici, dei giocatori rapidi. Facendo un giochino delle fantasie, anche se sono giocatori che non si muoveranno mai, sarei pazzo per un giocatore come Insigne, Verratti. Ovviamente parliamo di fantacalcio, ma anche lo stesso Barella. C'è tutta questa nuova generazione di giocatori italiani, una generazione frutto di una voglia di fare e dominare la partita. Una volta avevamo un po' l'etichetta un po' fuori luogo dei difensivisti, cosa che nell'ultimo ventennio ci siamo scrollati di dosso. L'Italia ora, grazie anche a Roberto Mancini, fa un gioco propositivo e ha questi giocatori, direi anche Jorginho, Verratti, Barella, Insigne, metto anche Chiesa... Tutta una scuola, mi piacerebbe rubare un Insigne tra virgolette, ma sta bene dov'è e gli auguro di finire la carriera a Napoli ed essere un simbolo, che ce ne sono sempre meno purtroppo. Io sono della scuola dei Totti, dei De Rossi: auguro che ci siano sempre più giocatori di quella città che iniziano e finiscono la carriera con quella maglia perché è veramente affascinante, il bello del calcio, a prescindere da tifo e rivalità".

PIRLO ALLA JUVE - "Purtroppo nel calcio quando si fanno giudizi non ci si ricorda mai come sono cominciate le cose. Ovvio che non è una giustificazione, perché purtroppo quando alleni Juve, Inter o Milan conta solo il risultato, non c'è spiegazione. Io da un punto di vista di allenatore e collega faccio il tifo per lui, perché so cosa vuol dire trovarsi a gestire situazioni che non ti aspettavi o che non hai preparato tu, perché questa è una squadra che lui si trova ad allenare last minute quando lui doveva fare l'Under 23. Detto ciò ovviamente la sua stagione non è stata positiva, gli auguro di arrivare nelle prime quattro e di essere confermato, perché vorrebbe dire che sarebbe una storia in cui lui avrebbe la possibilità la prossima stagione di far vedere a tutti se si erano sbagliati o se erano state giuste le critiche. Una cosa bella che mi ha colpito e che cerco di trasmettere, perché a volte anche io mi faccio prendere e sono un passionale, penso che vedere Pirlo esultare così dia tante spiegazioni su tante esultanze di tanti allenatori normali. Non so se abbia esultato più l'ultima partita con l'Atalanta o sul rigore di Grosso ai Mondiali, dovremmo andare a comparare le immagini. Fa capire come anche lui che è un calmo, un ponderato, un maestro rispettato da tutti, come dicono a Roma, gli sia 'esplosa la vena'. Questo fa capire anche le pressioni che subisce un allenatore pure se ha vinto tutto quello che ha vinto Andrea, pure se è Pirlo, poi si cancella tutto. Dal punto di vista personale e di simpatia faccio il tifo per lui e spero sia confermato su quella panchina, poi mi rendo conto che la stagione della Juventus, purtroppo per loro, è stata negativa".

ALLENATORE EMERGENTE - "Secondo me ha fatto una grandissima stagione Dionisi all'Empoli, prendendo una squadra sì competitiva in cui era stato fatto un grande lavoro di reclutamento giocatori, ma l'ha fatta giocare e rendere in una maniera veramente interessante. Ora è vero che ci sono tantissime squadre che arrivano in Serie A facendo bene e poi la Serie A è un'altra cosa, lui sarà chiamato a una verifica, ma guardando solamente le partite in televisione ammetto di non conoscerlo, è tra gli allenatori che ultimamente hanno raggiunto la ribalta e uno dei più interessanti".

DE ZERBI - "Permettetemi di spendere una parola su un allenatore che stimo e che per me rappresenta una piccola sconfitta del nostro calcio e ci rivedo qualche analogia: Roberto De Zerbi. Per me è veramente triste che un allenatore che fa così bene in una società come il Sassuolo finisca, con tutto il rispetto per lo Shakhtar che è una grande squadra, fuori dall'Italia. Perché lui comunque sono tre anni che può meritare una panchina migliore, ovviamente è un'osservazione, però è un allenatore italiano, giovane e promettente. E' come se la nostra nazione non riuscisse a dargli una panchina importante. Dove lo avrei visto bene? Facendo più il tifoso che l'allenatore collega, penso che fra il Sassuolo e l'Inter o la Juve, per dire squadre per le quali qualcuno potrebbe dirmi non era pronto, ce ne sono tante intermedie. Per me se Sarri facendo benissimo ad Empoli si guadagna il Napoli o Di Francesco facendo benissimo a Sassuolo si guadagna la Roma, per citare nomi italiani, perché De Zerbi no? E' un commento a sostenere la categoria dei nostri allenatori italiani che crescono alla scuola di Coverciano e ovunque sono andati, e mi ci metto anche io all'estero, si è fatto bene e purtroppo non riesci a trovare una situazione che ti ha permesso di crescere qui. E' più un attestato di stima per la categoria che una critica, poi lo società fanno le loro scelte più opportune".

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