Superlega, Agnelli: "Mai tentativo di colpo di Stato ma grido d'allarme"

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"La Superlega non è mai stato un tentativo di colpo di Stato ma un grido disperato, di allarme di un sistema che io non so se in modo consapevole o inconsapevole si indirizza verso l'insolvenza". Lo ha detto il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, nella conferenza stampa che sancisce l'addio del dirigente Fabio Paratici, tornando sulla Superlega. La Juve, con Real Madrid e Barcellona, rimane legata al progetto di una competizione per club. La Superlega inizialmente era stata sostenuta da 12 società. Nove club, compresi Inter e Milan, hanno fatto marcia indietro ripristinando i rapporto con la Uefa. La Juventus, come le due big spagnole, rischia in teoria l'esclusione dalle competizioni europee nel procedimento disciplinare avviato dalla Uefa.

"L'accordo dei fondatori era condizionato al preventivo riconoscimento dell'Uefa e da subito si è cercata l'interlocuzione dell'Uefa ma da subito c'è stata una chiusura, con termini offensivi e richieste di misure disciplinari gravissime verso tre club che non hanno voluto piegarsi alle minacce della Uefa stessa", ha aggiunto Agnelli riferendosi alle posizioni intransigenti assunte dal presidente della Uefa, Aleksander Ceferin. La vicenda pare destinata a proseguire in tribunale. "Le basi legali dei ricorsi a nostro giudizio sono fondate ma il desiderio di dialogo con la Uefa e la Fifa è mutato perché sappiamo che si deve trovare una sintesi per tutti quanti".

"Io ho cercato per molti anni di cambiare dall'interno, facendo tutta la gavetta. Abbiamo cercato in tutti i modi di cambiare le competizioni dall'interno anche perché i segnali di crisi erano piuttosto evidenti già prima della pandemia, da qui vi riporto a quella che è stata un'ottima proposta Eca-Uefa del 2019 che avrebbe dato tantissime risposte positive", ha detto Agnelli ribadendo la necessità di riformare le competizioni contentinali. "Quella proposta fu sostenuta dai club di tutte le divisioni, ma il sistema è caratterizzato da un monopolio", ha proseguito, evidenziando che il sistema attuale "riserva all'Uefa l'organizzazione esclusiva e commercializzazione delle competizioni con la responsabilità esercitata in modo quasi arbitrario, con regole" definite "attraverso un sistema di licenze e ormai inefficiente".

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