Tennis, Sinner: "La finale un regalo per coach Piatti"

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Roma, 9 nov. (askanews) - "Ho provato a fargli un regalo oggi, e ci sono riuscito". L'omaggio di Jannik Sinner finalista delle Atp Next Gen a Milano è per Riccardo Piatti, il suo coach che ha compiuto ieri, giorno dell'impresa del diciottenne altoatesino, 61 anni. Poi l'omaggio al pubblico milanese: "Questo pubblico è meraviglioso, siete fantastici". La serata non era cominciata benissimo, con un set perso e con un serbo in grande spolvero, capace di tirare forte, fortissimo. Più forte del Tiafoe della prima sera, più forte di lui, che in quanto a velocità di palla ha dimostrato di non aver nulla da invidiare a nessuno tra i Next Gen (e forse non solo). Ribaltata l'inerzia, ancora prima del risultato: "Certo con l'aiuto del coaching ai cambi campo devo dire che sembra tutto un po' più semplice".

Però la regola non gli piace, e non ne fa mistero: "Credo che nel tennis devi essere tu da solo a cavartela. Non siamo noi giocatori che decidiamo le regole, quindi se questa innovazione dovesse entrare a far parte della vita del circuito, ok, ma io preferirei di no". Non sarà per nulla semplice invece contro Alex De Minaur, finalista quest'anno e pure lo scorso: "Lui arriva da una grande stagione (e infatti ha vinto 3 titoli Atp, ndr), perciò non sarà semplice. Io comunque cercherò di fare del mio meglio". Come al solito, vien da dire. "Alex è molto solido, sbaglia poco. Ci siamo allenati qualche volta insieme prima del torneo". Punti forti dell'avversario? "Secondo me gioca meglio col rovescio, ci saranno tanti scambi lunghi ma io proverò sempre a fare il mio gioco e a tenere il pallino in mano". Fondamentale la preparazione pre-partite. "Mi preparerò come faccio per tutti gli altri match: guardo qualche video con Riccardo, parliamo di un po' di cose e lui mi dà dei consigli su cosa aspettarmi. Credo che sia molto importante, però poi la partita è sempre un'altra cosa e lì l'importante è pensare al tuo gioco".

Quando gli chiedono di guardare più avanti, magari a Berrettini, lui come al solito serafico non si fa prendere dalle ansie: "Ognuno ha il suo percorso, quello che ha fatto Matteo in questa stagione è incredibile. Si gioca le Finals a Londra e se l'è meritato, tra l'altro è in un girone difficilissimo con Nole e Roger quindi gli faccio un grande in bocca al lupo". Un passo per volta, però: "Quando ci arriverò io? L'importante è arrivarci a quel livello, se lo fai in 2 anni bene, se ne servono 5 o 10 va bene lo stesso. Ripeto: ognuno fa il suo percorso". Quello di Jannik è appena cominciato.

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