Thohir: 'Amo l'Inter, i tifosi mi fermano ancora per strada. Zhang venderà al momento giusto, ma sia lucido!'

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Erick Thohir, ex proprietario dell’Inter, parla al Corriere dello Sport, dicendo la sua sulla famiglia Zhang: “Suning in difficoltà? Preferisco non commentare. Sempre per via dell’amore che nutro nei confronti dell’Inter. E per via di tutto quello che Suning ha fatto per vincere lo scudetto. Una cosa è certa: loro hanno grande rispetto per l’Inter e per gli italiani. Quando verrà il momento di lasciare, lo faranno. Se è questo il momento? Oh, non lo so. Dipende da loro. Se sei innamorato, essere lucidi al momento delle decisioni non è facile. Posso dire che chiunque arrivi e s’impegni a mantenere l’Inter a questi livelli avrà il mio apprezzamento. L’Inter è un patrimonio globale, non solo dei tifosi italiani. Lasciamo che gli Zhang riflettano e trovino eventualmente un acquirente di quel tipo”.

ARRICCHITO CON L’INTER? - “Passione e business, per me è stato un mix. Sono un uomo d’affari. È come quando metti su famiglia: conta l’amore ma conta anche che cosa porti in tavola. Se le finanze dell’azienda non sono in ordine stai fresco”.

MESSAGGIO AI TIFOSI - “Credete nell’Inter. Possiamo avere problemi, ma torniamo sempre a galla. Lo dice la storia. Vale anche per la questione della proprietà. Arriverà il momento e qualcuno che ama l’Inter si farà vivo”.

SUI TIFOSI - “Loro sì che mi ricordano. E quando m’incontrano mi salutano. Vengono e mi fermano e mi gridano “Forza Inter”. A Milano è normale, il bello è che succede anche a Roma. Sono arrivato venerdì dopo sette ore tra controlli e tamponi, si può immaginare in che condizione, vado a mangiare tranquillo e l’ultima cosa che immaginavo era di essere riconosciuto”.

SUL COMO - “Dovevo prendere il Como? Ma no. Sono molto amico dei proprietari. Però non mi è proprio permesso in questo momento acquisire partecipazioni in squadre straniere. Finché dura il mio incarico governativo non se ne parla”.

LO SCUDETTO DELL’INTER - “L’Inter è stato il miglior club del mondo. Ma quando l’ho presa io, nel 2013, eravamo in pieno periodo di transizione. Sin dall’inizio sono stato chiaro: la mia intenzione era aiutare. Volevamo costruire una squadra che tornasse nel giro di cinque anni tra le prime quatto in Italia e ci restasse. Con i conti a posto. Con uno staff sempre più professionale. Contemporaneamente, riportare l’Inter a essere un marchio appetibile sul mercato internazionale. Cessione agli Zhang? Perché mi hanno convinto con un progetto ambizioso e solido. Nello stesso momento in Indonesia mi avevano proposto la presidenza del comitato olimpico. Non avevo più la possibilità di gestire a dovere il mio tempo. Così ho discusso con Moratti di quale fosse la soluzione migliore per il club. Entrambi siamo innamorati dell’Inter”.

L’ADDIO - “In certe circostanze, anche quello è un gesto d’amore. Io ho il massimo rispetto per Suning. Hanno scelto le strade di investimento che ritenevano migliori. Hanno costruito una piattafoma che ha riportato lo scudetto dopo undici anni”.

IDEE COPIATE - “Per esempio hanno preso Lukaku, un giocatore che avrei tanto voluto acquistare io. Ma non si poteva proprio, all’epoca. Idem per Dzeko: noi ci provammo, la Roma fu più rapida”.

LO SCUDETTO - “Tanta felicità. Per i tifosi, per Steven Zhang, per Moratti. So che dirlo così è banale, ma la mia gioia di quel giorno non lo è stata. Ho subito spedito un messaggio a un amico: Forza Inter, siamo campioni”.

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