Tokyo2020, judo: Basile a mani vuote, battuto dal coriaceo An

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Image from askanews web site
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Tokyo, 26 lug. (askanews) - S'è infranto al primo scoglio, ma uno scoglio proibitivo, il sogno olimpico giapponese di Fabio Basile. Il judoka olimpionico di Rio nella categoria fino a 66 kg ha perso il suo incontro con il sudcoreano An Chang-rim, più volte campione del mondo.

Basile ha perso per waza-ari al golden score, dopo un incontro contratto, con molte interruzioni arbitrali, combattuto comunque con grande intensità. Era il primo turno e osso più duro non poteva capitare al 27enne piemontese. An, infatti, oltre a essere il numero 4 del ranking mondiale, porta sul tatami del Nippon Budokan una storia di discriminazioni e di voglia di riscatto.

An Chang-rim è nato nel 1994 nella capitale giapponese all'interno dell'ampia comunità di coreani che vivono da due-tre generazioni nell'Arcipelago.

I coreani "zainichi", cioè residenti in Giappone, sono poco meno di mezzo milione, la grandissima parte dei quali fanno riferimento alla Corea del Sud. Si tratta dei coreani arrivati nel Sol levante prima della seconda guerra mondiale, quando la Corea era colonia giapponese. Alcuni zainichi mantengono la nazionalità sudcoreana (o nordcoreana) e detengono in Giappone uno status di residenti permanenti. Altri hanno invece ottenuto la cittadinanza giapponese. In realtà, dopo la fine della seconda guerra mondiale, i coreani residenti in Giappone, così come i taiwanesi (Taiwan era l'altra colonia giapponese), queste comunità si ritrovarono in un punto morto della legge, perché persero la nazionalità.

Oggi la comunità rappresenta la minoranza etnica più rilevante del Giappone e vive una condizione abbastanza divisa tra l'integrazione, con molte persone di discendenza zainichi, e altre che lamentano discriminazioni e razzismo. An fa parte della quota di zainichi che lamenta la discriminazione da parte della società nipponica. Individuato da giovane dalla nazionale giapponese come talento promettente, non ha potuto gareggiare internazionalmente perché non naturalizzato. In seguito, la nazionale nipponica cercò di nuovo di reclutarlo, anche con un ingaggio economico, ma l'atleta rifiutò. Dal 2014 gareggia con la Corea del Sud e inanella vittorie e medaglie tra i pesi leggeri nei mondiali e nelle altre competizioni.

An non si stanca di ripetere di avere un sogno: battere in finale il campione olimpionico in carica Shohei Ono, una vera leggenda di questo sport di cui il Giappone è la superpotenza. A Rio, nel 2016, l'impresa non gli riuscì: fu presto eliminato e tornò a casa in mani vuote. Mentre Basile vinse uno splendido oro. Oggi le parti si sono invertite.

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