Tomori tra presente e futuro: "Scudetto ancora possibile! Sto benissimo al Milan. Chelsea? Non decido solo io"

Stefano Bertocchi
·3 minuto per la lettura

Fikayo Tomori, difensore centrale del Chelsea in prestito al Milan, è protagonista di una lunga intervista rilasciata oggi a La Gazzetta dello Sport.

Queste le sue parole:

Sulla lingua che usa per comunicare con mister e compagni:
"Ce ne sono tanti che parlano l'inglese, è una fortuna. Con Stefano Pioli all'inizio non è stato facile, però ci siamo capiti. Parliamo in inglese, in italiano. La lingua in campo è l'italiano, per forza. Cerco di esprimermi così. Poi ci scambiamo esperienze. Io che parlo italiano ed Alessio Romagnoli che risponde in inglese? Più o meno".

Sulla città di Milano:
"Mi piace e mi piace l'Italia. Il tempo rispetto all'Inghilterra è migliore, la gente è serena e tranquilla. La serenità di rilassarsi, bere una tazza di caffè. A Londra sono sempre tutti di corsa. È così anche a Milano? Ma la gente è gentile ed amichevole. Sa godersi la vita".

Sul suo tempo libero:
"PlayStation? Mah, insomma. Non mi piacciono molto i videogiochi. Parlo tanto con i miei genitori, sono il mio punto di appoggio sempre. Non mi piace vedere tanta tv, però Netflix nel tempo libero mi aiuta. E devo dire che di tempo libero, tra allenamenti e partite da giocare, non ce n'è molto. Io studio, vado sui social, uso FaceTime, parlo con gli amici lontani. Questo è il mio tempo libero".

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Tomori sulla nostalgia di Londra:
"I miei genitori sono in Inghilterra, logicamente mi mancano, come mi mancano i miei amici. Ma credo sia una cosa normale. E a Milano sto benissimo".

Su come è entrato rapidamente nel cuore dei tifosi del Milan:
"Un po' mi sono sorpreso, ma non tantissimo visto il carattere delle persone qui. È stato facile ambientarmi, erano tutti così amichevoli".

Sul sognare di giocare a San Siro con il pubblico:
"Certo che sì. Da bambino vedevo la Champions League in tv: mio padre amava il calcio ed in casa non mancava mai. Penso che sia una grandissima esperienza, eppure anche lo stadio vuoto fa impressione. Certo che nel derby mi sarebbe piaciuto se ci fossero i tifosi".

Sulle differenze tra Premier League e Serie A:
"Non c'è un gap così grande. Il campionato inglese è bellissimo, si gioca anche molto d'istinto. Qui è un po' diverso, ma c'è qualità. Penso ovviamente al Milan, ma anche a squadre come Roma, Juventus, Inter, Atalanta e Lazio. La strada da percorrere per tornare al top non è molta".

Sogno Scudetto del Milan:
"La distanza dall'Inter è grande, però non vedo perché non dovremmo crederci fino alla fine. Tornare in Champions è un traguardo eccellente, ma da giocatori bisogna continuare a pensare al bersaglio grosso. E noi sappiamo che possiamo fare qualcosa di speciale".

Fikayo Tomori | Alessandro Sabattini/Getty Images
Fikayo Tomori | Alessandro Sabattini/Getty Images

Su Ibrahimović:
"Magari non ci parla come figli, ma ci motiva e ci parla moltissimo. È un esempio per tutti, di dedizione e di carica agonistica".

Su Paolo Maldini:
"Averlo come capo dell'area tecnica è come per un attaccante avere Lionel Messi come direttore sportivo. Quello che vuoi fare è impressionarlo tutti i giorni".

Sulle sue ambizioni individuali:
"Essere tra i migliori al mondo nel mio ruolo il prima possibile. Lavoro tutti i giorni per questo".

Sui modelli a cui si ispira:
"Sono entrato nell'Academy del Chelsea che ero un bambino. Quindi è inevitabile dire John Terry. E poi Sergio Ramos, Virgil van Dijk e Fabio Cannavaro".

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Sulla campagna di crowdfunding dei tifosi del Milan per tenerlo:
"Non lo sapevo, ma mi rende felice. Mia madre legge tante cose sui social ed è molto orgogliosa. Tutto questo fa parte di un percorso, ma resto realista".

Suo futuro:
"Ah, non decido solo io. Mi diverto, mi godo l'attimo, sono felice di essere qui. Al futuro, sinceramente, non penso".

Sul perché è diventato difensore e non attaccante:
"Credo che ormai sia un po' tardi per cambiare idea. E comunque mi piace tutto quello che faccio. Stoppare gli avversari, difendere la propria rete, non è meno bello di segnare un gol".

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