Tonin a CM: 'Il Milan è unico. Voglio l'esordio, studio Shevchenko e Higuain. I gol, gli Alpini, i consigli di Theo, vi dico tutto'

Longo e Tramacere
Calciomercato.com

Il Milan Primavera è stata sicuramente una delle note più positive di questa stagione per i tifosi rossoneri. La formazione allenata da Federico Giunti ha centrato con largo anticipo l'obiettivo della promozione e del ritorno nel Campionato Primavera 1 ancor prima che l'emergenza coronavirus bloccasse il torneo e riscattando in breve tempo la disastrosa stagione 2018/19 conclusa con la retrocessione sul campo.

Per raccontarci questa rinascita, e soprattutto per tracciare il proprio percorso di crescita, è intervenuto ai microfoni di Calciomercato.com uno dei protagonisti più attesi, l'attaccante Riccardo Tonin. Classe 2001, personaggio positivo dentro e fuori dal campo è da due anni in Primavera è stato uno degli artefici di uno dei successi più importanti degli ultimi anni del settore giovanile rossonero: la vittoria nel 2016 del campionato Allievi Under 16.

Partiamo da una domanda semplice: cosa vuol dire per te indossare la maglia del Milan? "Indossare la maglia del Milan è un'emozione indescrivibile. È un onore, ma anche un onere perché è una maglia pesante, gloriosa, che ogni partita dobbiamo cercare di onorare. Penso che per un ragazzo di 19 anni sia impossibile trasmettere quello che provo ogni volta che la indosso. Probabilmente col passare degli anni riuscirò a metabolizzare meglio l'emozione (ride ndr.)".

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Questo è il secondo anno di Primavera per te e l'anno scorso non è stato un anno positivo culminato con la retrocessione. Cosa non ha funzionato allora e cosa invece è cambiato quest'anno in cui tutto è andato per il meglio? "La realtà è che noi anche l'anno scorso abbiamo sempre cercato di dare il massimo anche se spesso non ci siamo riusciti. Quando si dice che i risultati positivi aiutano a vincere spesso si dimentica invece che quelli negativi spesso peggiorano le cose. Eravamo un gruppo giovane, con molti 2001 sottoetà e sicuramente abbiamo sofferto anche questo. Sicuramente l'esperienza negativa ci ha fatto crescere tanto perché bisogna imparare anche dalle sconfitte e questo ci ha permesso di fare il gran campionato che abbiamo fatto quest'anno. Il nostro gruppo si è ricompattato e ha trovato fiducia e solidità e oltre alla promozione in Coppa Italia Primavera abbiamo anche battuto formazioni di Primavera 1 sfiorando l'accesso alle semifinali da outsider e abbiamo anche vinto un torneo importante come il Mamma Cairo a cui tenevamo molto".

Fin da giovanissimo hai sempre giocato da attaccante centrale, ma negli ultimi anni stai un po' modificando il tuo modo di stare in campo giocando spesso anche da seconda punta e da attaccante esterno. C'è un ruolo dove ti vedi meglio per il futuro? "Sinceramente è vero che quest'anno ho alternato molto questi due ruoli in base al modulo che il mister aveva intenzione usare. Devo dire che non ho una preferenza particolare anche perché anche quando gioco da attaccante centrale mi piace allargarmi per provare a trovare spazi e cercare l'uno contro uno, quindi so adattarmi bene in entrambi i ruoli".

C'è un gol che ricordi con maggior felicità dell'ultimo anno? "Contro il Venezia è stato il mio primo gol quest'anno. In realtà ricordo con piacere tutti i gol, ma quello mi ha sbloccato dopo un anno difficile come quello dell'anno scorso dove ho fatto fatica e forse sì, è stato importante".​

Com'è il rapporto con l'allenatore Federico Giunti? E cosa ti chiede in campo e fuori? "Per me trovare mister Giunti è stato fondamentale. Fin da subito ha riposto in me molta fiducia e se l'anno scorso, anche per età, ho giocato meno, quest'anno grazie a lui ho avuto molto più spazio e lui ha riposto molta fiducia in me. Mi ha fatto crescere come calciatore, ma anche come uomo perché oltre ad essere un allenatore molto preparato è anche una bella persona fuori. In campo mi chiede di migliorare i movimenti spalle alla porta e di difesa della palla, mentre fuori dal campo ci tratta come se allenasse una squadra di adulti, quindi lascia a noi molte responsabilità".

Hai un modello di calciatore a cui ti ispiri o un idolo di infanzia da cui cerchi di rubare qualche segreto? "Più che un solo idolo, mi ispiro a molti giocatori che magari possono assomigliarmi come modo di stare in campo e cerco di imparare qualcosa da ognuno di loro. Penso a calciatori come Gonzalo Higuain e ultimamente guardo molto anche Duvan Zapata. Del passato mi piacciono giocatori come Shevchenko e Weah. Cerco di guardare a tanti giocatori e non solo a uno e magari anche diversi fra loro così da poter migliorarmi di più"

C'è qualche calciatore della prima squadra che ti sta dando qualche consiglio? "Nelle settimane in cui ho potuto allenarmi con la prima squadra sono stato fortunato perché ho incontrato un gruppo molto disponibile e davvero tutti mi hanno aiutato dandomi consigli per farmi crescere. Se devo fare dei nomi ecco ho legato magari un po' di più con Castillejo e Theo Hernandez, ma sono tutti delle persone fantastiche che mi hanno aiutato molto".

Sono ormai 5 anni che sei in rossonero. Tornando indietro com'è nata l'opportunità di vestire la maglia rossonera? C'erano altri club interessati? "La chiamata del Milan è arrivata dopo una partita giocata con la mia ex-squadra quella del Trissino che è quella del paese accanto al mio. C'erano degli osservatori che mi hanno comunicato a fine partita che il Milan mi voleva. Sono onesto, pensavo fosse uno scherzo. Poi la settimana successiva sono andato a Milano con la mia famiglia per incontrare i dirigenti di allora, Bianchessi e Galli e abbiamo subito dato la nostra parola al Milan. Successivamente ci sono stati interessamenti di altre squadre, ma non abbiamo cambiato idea".

Da dove nasce la tua esultanza? E perché ti chiamano "l'Alpino di Brogliano"? "L'esultanza nasce dalle origini della mia famiglia che è ancora oggi una famiglia di Alpini. Io sono di Brogliano e sia mio papà che mio nonno fanno parte del gruppo degli Alpini della mia città. Un po' per onorare e omaggiare questo mondo che ho vissuto fin da bambino, un mondo fatto di volontariato e di aiuti, fatti in silenzio senza chiedere niente in cambio. Credo che fosse giusto che qualcuno li omaggiasse".

Sei andato via di casa giovane, quanto è stata importante la famiglia in questi anni? "La mia famiglia è stata fondamentale. A loro devo tutto anche se non riesco mai a ringraziarli abbastanza. Siamo tre fratelli e una sorella e tutti e 4 facciamo sport fin da bambini. I miei genitori non sono mai mancati a una nostra partita o a una gara. Avere l'appoggio continuo dei genitori, sempre presenti, è stato importante. Io posso aver fatto dei sacrifici importanti, ma sicuramente loro ne hanno fatti il triplo per noi e quindi devo veramente tutto a loro". 

Hai sempre avuto la passione per il calcio? "Si, sempre e solo calcio. Mio papà giocava nella squadra del mio paese e io fin da quando avevo 5 anni ho iniziato a giocare a calcio e non ho mai smesso. Il mio primo allenatore? È stato mio nonno (ride ndr.)".

A proposito di tradizioni, c'è un piatto che ti piace di più magari che vi tramandate in famiglia? "Il piatto che mi piace di più è sicuramente polenta e osei".

So che c'è un tuo compagno, Mionic (centrocampista classe 2001 ndr.) , a cui stai insegnando il dialetto veneto e ora lui lo parla meglio di te... "Sì è verissimo (ride ndr.) più che altro perché con lui fin da quando è arrivato abbiamo legato tantissimo. In squadra c'è anche Soncin (portiere, 2001 ndr.), anche lui veneto e fra di noi parliamo praticamente solo in dialetto. Mionic stando sempre con noi ed essendo una persona molto intelligente ha imparato subito. Ormai sa meglio il veneto che il croato".

Che ragazzo è Riccardo Tonin fuori dal campo? "Mi piace seguire altri sport come ad esempio il tennis e il basket. Gioco alla Playstation come tutti i ragazzi, ma la cosa che preferisco di più è stare con amici di casa e compagni di squadra. Preferisco uscire tutti insieme la sera a festeggiare in discoteca, magari una vittoria, che non stare in casa a giocare".

Qual è il tuo sogno nel cassetto per il futuro? "Penso che come per tutti i miei compagni di squadra il sogno sia quello di esordire in prima squadra e con la maglia del Milan e già quella sarebbe una grande soddisfazione. Poi riuscire a vincere magari qualche trofeo sarebbe ancora più importante".

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