Un cappuccino con Sconcerti: Milan-Kessie, un caso che nasce vecchio

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Il caso Kessie nasce vecchio, ne abbiamo visti decine e decine di simili. A me piace come il Milan tratta questi rinnovi: li insegue fin dove può, poi smette. Come dice Klop, nessuno può spendere più di quanto guadagna. Ce lo possiamo prendere con i vari Kessie che nella fase di trattativa dicono quello che possono, cioè che si trovano benissimo e vorrebbero rimanere. Ma permetteremmo loro di dire qualcosa di diverso? Accetteremmo di sentirci dire un anno prima che hanno già un ingaggio più importante? No, non lo accetteremmo.

Abbiamo così bisogno di trovare un colpevole. In mancanza della società, la cui forza unica sta nel farsi ricattare, cerchiamo di dare responsabilità al giocatore che pensavamo nostro. Ma un giocatore non è mai nostro. A noi e agli altri si affitta, finchè la cosa gli conviene. Non è elegante, ma funziona così. La verità è che noi rimproveriamo al Milan di non essere ricco come il Psg, il City o il Chelsea. Ma ora ditemi voi: tifiamo una squadra perché è ricca o perché è la nostra squadra? E se ci rappresenta solo finchè è ricca, non siamo un po’ in vendita anche noi?

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