Un Clasico che vale mezza Liga: Real-Barça da capogiro, ma le due nemiche condividono debiti folli e sogni di mercato

Luca Fazzini
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Se il Barça è més que un club, il Clásico è (molto) più che una partita. Banalità, direte voi. Ma non può essere altrimenti: e non per il miliardo e 568 milioni complessivi (!) del valore della rosa o perché è il singolo evento calcistico più seguito al mondo. Ma perché raccoglie al suo interno storia e storie che non si fermano al fútbol, ma raccontano l'indipendenza catalana e l'autorevolezza castigliana, l'orgoglio blaugrana e la solennità blanca. Modi di essere che si estendono a 360° oltre quel terreno di gioco che, dati alla mano, ha visto vincere alle due squadre 60 campionati complessivi e 18 coppe dei Campioni. Una rivalità particolarmente accesa ai tempi del franchismo, con la Catalogna che ha sempre puntato il dito contro il Generalísimo, accusandolo di favorire il Real. È sufficiente seguire il tour del Camp Nou e confrontarlo poi con quello del Santiago Bernabéu per notare le differenze: titoli e Storia sono alla base di entrambe, ma da una parte si punta sull'unione e l'appartenenza catalana, dall'altra sull'importanza del ganar e sulla supremazia quasi imperiale del Madrid, elementi rintracciabili anche nel Cant del Barça e in Hala Madrid, gli inni ufficiali.

VALE MEZZA LIGA - La rivalità, ora, si rinnova e lo fa per un appuntamento quanto mai decisivo. Alle 21, i riflettori del mondo si accenderanno sul piccolo Alfredo Di Stéfano di Valdebebas, da un anno casa del Real, che approfitta degli stadi vuoti per sistemare il glorioso Bernabéu. Il sabato sera della 30esima di Liga vale una fetta di campionato: sì, perché la classifica recita Barcellona 65 e Real 63. Prima e seconda? No, perché a guardare tutti dall'alto in basso c'è un Atlético Madrid che sin da inizio stagione si è presa volentieri l'etichetta di terzo incomodo. Colchoneros a +1 sul Barça, tre squadre in tre punti a 9 gare dalla fine. In programma, tra un mese esatto, c'è anche Barcellona-Atletico Madrid, ma questa sarà un'altra storia. Zidane deve fare ancora a meno di Carvajal, Sergio Ramos, Varane e Hazard, Koeman recupera Piquè e Sergi Roberto ma non può contare su Coutinho e Ansu Fati.

COSÌ DIVERSE, COSÌ UGUALI - In campo, entrambe le squadre volano: il Real è reduce dal convincente 3-1 sul Liverpool e dopo un avvio di stagione difficile ha trovato 8 vittorie nelle ultime 10 di Liga. Ancora meglio ha fatto il Barcellona: dopo un cammino a singhiozzo fino a Natale, Messi e soci hanno dato una svolta all'annata, conquistando 51 punti dei 57 disponibili. Inutile dire che sarà spettacolo in una guerra senza esclusione di colpi, più significativo sottolineare i tanti punti di contatto che accomunano le due società in questo particolare periodo storico dopo percorsi che raramente hanno avuto elementi in comune. Sì, perché entrambe sono alle prese con cambiamenti societari che non profumano però di novità. A Barcellona, dopo il disastro Bartomeu, è tornato Laporta, il deus ex machina delle Champions del 2006 e del 2009; a Madrid Florentino Perez ha presentato poche ore fa la candidatura - l'unica, al momento - per restare in sella alle Merengues. Tutti e due hanno il dovere di cancellare un pesantissimo fardello chiamato debiti: 1,2 miliardi (di cui 730 milioni da estinguere in pochi mesi) dalle parti del Camp Nou, 205 nella capitale.

SOGNI IN COMUNE - Anche (anzi, soprattutto) di questo bisognerà tener conto nella prossima finestra di mercato dove, tuttavia, i sogni sono ambiziosi per entrambe. Dopo un'estate senza fuochi d'artificio, le padrone del calcio iberico sognano in grande: Mbappé e Haaland, Haaland e Mbappé. Sono i due nomi che si ripetono tra le strade di Spagna e rimbalzano quotidianamente sui giornali, specie dopo prestazioni monstre come quelle di Kylian a Monaco. Ad alimentare il tutto è la visita di Mino Raiola e di Haaland senior prima a Barcellona e poi a Madrid: nello stesso giorno, come un casting da risolvere in fretta. Il verdetto, tuttavia, è rimandato: se ne parlerà in estate, perché prima c'è ancora tanto da giocare e da vincere. A partire da una Liga combattutissima e da una partita che avrà le sembianze di una guerra. Da godere, fino in fondo. Per il Cholo Simeone, inevitabilmente, ma anche per gli appassionati. Perchè il Clásico non sarà mai solo una partita...