Un Milan-Sassuolo portato dal destino: il nemico, gli ex e la bestia nera. I temi della sfida

Matteo Baldini
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Trovare un momento più calzante e azzeccato per giocare un Milan-Sassuolo sarebbe stata un'impresa di difficile realizzazione: se i tanti temi della sfida di San Siro restano validi a prescindere, al di là insomma del tempo e delle circostanze del momento, è chiaro come la sceneggiatura sia per l'occasione perfetta e magistralmente costruita, ricca di ulteriori spunti legati all'incrocio in programma alle 18.30 e valido per la trentaduesima giornata di Serie A.

I temi dettati dalle circostanze non sono però banali o pretestuosi, sono piuttosto macigni: a margine esiste una questione di mercato, con Scamacca e Berardi in orbita rossonera, ma principalmente sono state le parole di De Zerbi, tecnico neroverde, a ravvivare e animare la vigilia con una certa verve polemica. Ecco dunque, tra stretta attualità e recente passato, i tanti protagonisti di una storia in rossoneroverde a cui non manca davvero niente...se non, ed è un vero peccato, i tifosi allo stadio a potersela godere:

1. L'ex avvelenato

Roberto De Zerbi | Quality Sport Images/Getty Images
Roberto De Zerbi | Quality Sport Images/Getty Images

Ripensando al De Zerbi calciatore, adesso, ha un significato particolare quel suo inizio di carriera nelle giovanili del Milan (dal '95 al '98) prima di decollare verso il calcio dei grandi. Un idillio rimasto fermo lì, diremmo a posteriori, considerando i toni netti e perentori con cui lo stesso tecnico neroverde si è detto nauseato dall'idea Superlega e infastidito dalla necessità di affrontare chi di questo progetto era (o forse è ancora?) una parte integrante. Da rivale sportivo, dunque, De Zerbi si è tramutato nel nemico su un altro fronte, quello dei valori e dell'idea stessa di competizione sportiva, un protagonista del calcio atterrito di fronte all'idea di un pallone elitario e sempre più lontano dalla sua anima. Una posizione, peraltro, espressa anche in modo chiaro e soprattutto rapido dall'AD neroverde Carnevali.

2. Il cuore rossonero mai dimenticato

Giorgio Squinzi | Alessandro Sabattini/Getty Images
Giorgio Squinzi | Alessandro Sabattini/Getty Images

Artefice principale del miracolo sportivo che ha portato il Sassuolo da essere una realtà di provincia, periferica rispetto al calcio che conta, fino alla Serie A disputata con continuità e persino alla qualificazione all'Europa League. L'indimenticato patron neroverde Giorgio Squinzi, scomparso nel 2019, si divideva tra il suo Sassuolo e la nota fede per il Milan: nella realtà neroverde Squinzi trovò la possibilità e il terreno fertile per concretizzare la propria idea di società sportiva virtuosa ma il cuore era notoriamente colorato di rossonero, con tanto di voci - poi mai realizzate - sul possibile ingresso all'interno della società presieduta allora da Berlusconi.

3. L'ex sotto silenzio

Pioli al Sassuolo | Claudio Villa/Getty Images
Pioli al Sassuolo | Claudio Villa/Getty Images

Il tempo trascorso e la parentesi piuttosto breve, una sola stagione, fanno sì che Pioli non venga particolarmente sponsorizzato come ex di turno: eppure è significativo ricordare come l'attuale tecnico rossonero abbia condotto il Sassuolo al quarto posto in Serie B nella stagione 2009/10, la seconda dopo l'approdo in serie cadetta. Si trattò allora del miglior risultato di sempre per il club e solo il Toro, ai playoff, fermò il sogno di una clamorosa promozione in Serie A, sogno poi divenuto realtà nel 2012/13 con Di Francesco in panchina.

4. Il rimpianto

Manuel Locatelli | Marco Luzzani/Getty Images
Manuel Locatelli | Marco Luzzani/Getty Images

Ex ragazzino prodigio dei rossoneri, capace di esordire in Serie A ad appena 18 anni grazie a Brocchi e di entrare stabilmente nel giro della prima squadra: per lui 63 presenze e 2 gol in rossonero, tra cui quello memorabile alla Juventus, nella stagione 2016/17. Numeri importanti, considerando che quando lasciò i rossoneri per raggiungere il Sassuolo aveva appena 20 anni. E proprio in neroverde Locatelli ha saputo trovare il rilancio: lasciati da parte i rimpianti colorati di rossonero, infatti, il centrocampista ha trovato una nuova consacrazione ed è divenuto uomo mercato oltre che elemento della Nazionale azzurra di Mancini. Il Milan in sostanza, a posteriori, ha tutti i motivi per recriminare.

5. La bestia nera a San Siro

Berardi esulta | Alessandro Sabattini/Getty Images
Berardi esulta | Alessandro Sabattini/Getty Images

Le statistiche di Domenico Berardi contro il Milan, soprattutto nelle prime annate in A del Sassuolo, lasciano poco spazio a interpretazioni: 9 gol segnati in 13 partite disputate contro i rossoneri in Serie A per l'attaccante neroverde. Il Milan è la sua vittima preferita (seguita dalla Fiorentina, a cui ha segnato 8 reti) e al di là del numero di gol fatti contro i rossoneri si sottolineano alcune prestazioni clamorose a San Siro: poker di reti nel 2013/14 e tripletta nella stagione successiva. Negli ultimi anni lo score è decisamente calato ma il contesto di San Siro sembra sempre un incentivo importante per l'attaccante, protagonista di un buon momento e decisivo nell'ultimo 3-1 sulla Fiorentina in rimonta.

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