Valanghe, la parola all'esperto: "15 minuti per salvarsi. Ecco come"

Aosta, Italy - February 28th, 1985: Three climbers and a dog on a ski slope simulate a rescue after an avalanche for a promotional photograph of tourism in the Valle d 'Aosta
Aosta, Italy - February 28th, 1985: Three climbers and a dog on a ski slope simulate a rescue after an avalanche for a promotional photograph of tourism in the Valle d 'Aosta


Continuano ad aumentare le vittime sulle piste da sci e, in generale, in montagna a causa delle valanghe. Adriano Favre, membro della direzione nazionale Soccorso Alpino ed esperto di valanghe, ha spiegato ad Ansa che un modo per salvarsi c’è, anche quando si viene travolti da una slavina.

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15 minuti per sopravvivere alla valanga

Per la precisione, "quindici minuti sono la regola d'oro per riuscire a restare in vita sepolti dalla neve, dopodiché la curva di sopravvivenza si abbassa in maniera drastica. Un tentativo per recuperare tempo sarebbe quello di riuscire, qualora possibile, a crearsi una sacca d'aria davanti alla bocca".

"Il problema del disseppellimento è che si hanno a disposizione circa 15 minuti per sperare di recuperare in vita una persona sepolta dalla neve. Dunque bisogna spalare rapidamente e nel modo giusto. Anche chi viene sepolto può combattere il tempo se è riuscito a ricavarsi una sacca d'aria davanti alla bocca, anche se tutto dipende soprattutto dalla violenza del fenomeno da cui si è stati investiti". Il tutto in attesa dell'intervento del Soccorso Alpino, a volte coadiuvato dalla Guardia di Finanza e, se in adiacenza delle piste, degli addetti al soccorso degli impianti.


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Gli attrezzi necessari

"Tutti i frequentatori della montagna invernale - ha poi continuato Favre -  dovrebbero innanzitutto avere a disposizione gli attrezzi base: una pala, una sonda e la cosiddetta 'Artva' (Apparecchio di Ricerca dei Travolti in Valanga), ovvero una ricetrasmittente di segnale che consente di essere rintracciabili e, per chi non fosse stato travolto, permettere da subito rintracciare una persona sepolta dalla neve".

"Oltre alla dotazione di base, ci sono anche altri attrezzi più moderni come lo zaino airbag, che aumenta notevolmente la sicurezza. Sull'attrezzo, nel momento in cui si viene investiti dalla massa nevosa c'è una maniglia sullo spallaccio, tirandola si fa partire l'automatismo: una bomboletta gonfia un pallone che ha lo scopo di trattenere il corpo della persona in superficie".



E il buon senso, chiaramente

Oltre agli attrezzi giusti, ha spiegato Favre all’Ansa, serve anche il buon senso. "Quando si fa del fuori pista in adiacenza di una pista, si possono provocare valanghe che rischiano di invadere la pista degli sciatori. E questa è una variabile non prevedibile".

Per il resto, "basta seguire i bollettini valanghe aggiornati quotidianamente in tutte le regioni, non andare mai in giro da soli e in zone particolarmente ripide o impervie, rispettare le distanze di sicurezza, affidarsi a professionisti e chiedere informazioni locali alle persone del posto, tre le più esperte e in grado di segnalare insidie particolari nascoste nel manto nevoso".


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