Vanessa Ferrari non ha mollato mai, e la sua medaglia olimpica è una storia di forza e tenacia

·4 minuto per la lettura
Photo credit: LOIC VENANCE - Getty Images
Photo credit: LOIC VENANCE - Getty Images

Vanessa Ferrari ha fatto un piccolo, semi impercettibili sospiro, prima di partire con la sua prova al corpo libero di ginnastica artistica che avrebbe deciso il podio del singolare femminile. Lo ha fatto, e noi che la stavamo guardando con le palpitazioni a mille, lo abbiamo fatto con lei. "Gamba, Vany", all'unisono, da casa, per mandare da remoto tutto il tifo possibile ad una ragazza che si stava giocando la sua ultima chance di vincere, dopo quattro tentativi falliti per un soffio, una medaglia olimpica. Sapevamo che era carica. Dopo una qualificazione pazzesca, aveva infatti scritto sul suo Instagram: "Ci ho creduto, ho lavorato senza sosta e finalmente, con uno straordinario 14.266 salgo sul primo gradino del podio che vale il pass per Tokyo. All'inizio di questo cammino avevo promesso che vi avrei fatto sognare e vi dico solo che il grande sogno continua, andiamo a scrivere un'altra pagina di storia!". Sapevamo che era carica, concentrata, determinata come solo chi riesce a rialzarsi dopo infortuni terribili. Ne sa qualcosa il compagno di squadra Gianmarco "Gimbo" Tamberi, che domenica 1 agosto, 24 prima di Vanessa, ha compiuto la sua, di impresa, vincendo l'oro nel salto in alto, dopo che nel 2016, un'annata straordinaria per lui, s'è infortunato alla caviglia sinistra, compromettendo la propria partecipazione alle Olimpiadi di Rio. Ne sa qualcosa anche la bresciana più tosta della ginnastica, che negli ultimi anni ha subito diversi gravi infortuni ai tendini d’Achille, s'è presa il Covid che l'ha costretta a letto per più di 10 giorni, ma che poi è tornata a vincere lo scorso aprile, classificandosi terza nel corpo libero ai Campionati europei di Basilea. Ed è stato lì, in quella prova eseguita sulle note di 'Bella Ciao' che ci siamo definitivamente innamorate di lei, commosse fino alle lacrime davanti a qualcosa che non s'era mai visto, in una disciplina fino ad oggi piuttosto rigida, inquadrata, certo non "politica". "Questa medaglia è per me un simbolo di resilienza e di resistenza - aveva dichiarato dopo la gara - Lo dimostra la mia storia agonistica fatta di successi ma anche di sconfitte. Nonostante questo non ho mai mollato. Dedico questa medaglia all'Italia intera in una data così importante per il nostro Paese, il 25 aprile, giorno della Liberazione". Lì abbiamo perso la testa per Vanessa, e il 2 agosto abbiamo sospirato con lei prima della gara, e pianto di gioia quando, alla fine, è stato argento, un argento grande come il mondo, perché Ferrari è la prima donna italiana a salire sul podio di un’Olimpiade nella ginnastica artistica in una gara individuale (ci riuscì la squadra azzurra ad Amsterdam 1928).

E se, guardando la gara, vi siete chiesti (come chi scrive) perché non s'è presa l'oro, di fronte a una Jade Carey potentissima ma davvero, scusate, scarsa nelle parti coreografiche, dove è spiccata per totale assenza di espressività e fluidità, ebbene la spiegazione sta tutta qui: Vanessa ha ottenuto un punteggio, 14.200, più alto di quello ottenuto in qualifica, inferiore però al 14.366 dell’americana Carey, oro grazie alla superiore difficoltà del suo esercizio composto di quattro diagonali, una in più rispetto a Vanessa, migliore invece nella parte artistica e con un voto complessivo di esecuzione più alto: 8.300 contro 8.066. Le americane, insomma, continuano una tradizione, vincente, di esercizi acrobatici al limite del possibile, che alzano parecchio il coefficiente di difficoltà, e potendosi così permettere di trascurare il resto. Vanessa non ha trascurato niente: body rosso, la musica di “Con te partirò” di Andrea Bocelli sullo sfondo, a tratti commovente per espressività, movenze, padronanza della scena, ha toccato a Tokyo la vetta più alta di una carriera incredibile:

“Finalmente ce l'abbiamo fatta - ha detto Vanessa subito dopo la premiazione anche, lo sappiamo benissimo ed è giusto così, lei puntava all'oro, voleva l'oro - Ero felicissima di aver fatto tutto quello che dovevo fare, come lo avevo sognato. Ho preso tutto, gli arrivi, i salti artistici, il giro, la coreografia che volevo emozionasse tutti quelli che mi guardavano e la giuria e spero di esserci riuscita, sono contenta di come ho fatto l'esercizio". E a che le chiede: "E ora?", risponde: "Andare a prendere l'oro a Parigi? Non lo so, vediamo. Casella (il dt della nazionale e suo allenatore) ha detto di sì? Può dire quello che vuole. Quando hanno rinviato l'Olimpiade di un anno ho preparato un piano B con tutti gli attrezzi e meno male che l'ho fatto così ho potuto aiutare la squadra visto che una mia compagna (Giorgia Villa) si è fatta male poco prima di partire. Ringrazio chi ha creduto in me quando non lo facevo neanch'io". E a chi gli chiede degli ori di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi risponde: "Mi hanno caricata ma la spinta te la dai tu". Un sospiro, impercettibile, prima di salire in pedana non era paura di non farcela, era quella carica lì, quella che scalpitava da anni, e l'ha portata all'obiettivo. Gamba, Vany, se ti va, continua ancora un po', che guardarti è meraviglia.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli