Vela: il 2019 eccezionale della marineria italiana

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(di Paolo Bellino) - Santi e poeti scarseggiano, ma navigatori proprio no: un'Italia della vela così superlativa da far pensare a uno scherzo chiude il 2019 con risultati che vanno dall'eccezionale allo storico. Moltissimi i punti salienti, ma tre in particolare vanno ricordati e scolpiti, ognuno di questi su mezzi e discipline lontanissime tra loro. Si parte con un giovanissimo romano (è del 2004), Marco Gradoni, sull'Optimist, quella sgraziata bagnarola su cui ogni velista inizia ad apprendere i rudimenti della vela fin dai primi anni di vita. Marco però dimostra un talento precocissimo, tanto da arrivare a 12 anni quarto ai Mondiali di classe, sorprendendo chiunque. Salvo poi, l'anno successivo, vincere il primo titolo (13 anni), quello dopo rivincerlo (14 anni), e tanto per gradire vincere ancora nel 2019 a 15 anni.  

Nei 57 anni di Mondiali Optimist nessuno aveva vinto tre volte di fila, e lo ha fatto un quindicenne romano di origine marchigiana. Non è finita qui, parlando di prime volte: sempre a sorpresa, soprattutto sua, Marco viene nominato World Sailor of the Year, il massimo premio del mondo della vela in genere, che in stile Oscar annuncia il vincitore solo durante la serata, davanti a una platea con i più forti velisti del mondo che sperano. Marco, mostrando un aplomb invidiabile e senza tentennamenti, dedica il premio alla madre, di fronte a lui. Il premio, si tenga presente, è stato vinto da gente del calibro di Peter Blake, Russel Coutts, Ben Ainslie, Torben Grael, Pete Goss. Gradoni è il più giovane vincitore di sempre.  

 

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Basterebbe questo per dire che l'Italia della vela balza in prima fila mondiale. Neanche per sogno, perché qualche mese dopo si affaccia la Storia: Ambrogio Beccaria, milanese di 28 anni detto Bogi o anche "Cammellone", ingegnere nautico e velista fin dall'infanzia, domina da protagonista la Mini Transat, la transatlantica in solitario su barche di 650 centimetri (l'Optimist è 212 cm, si attraversa l'Atlantico su un mezzo che è appena tre volte la barca più piccola del mondo), in continua planata e tracciando una rotta sostanzialmente perfetta, alla ricerca sempre azzeccata del vento giusto.  

Ambrogio, alla sua seconda esperienza, domina la prima manche dalla Bretagna alle Canarie, diventando improvvisamente l'uomo da battere per le decine di fortissimi francesi che solitamente occupano i primi posti del podio, e poi prendendo la testa della regata sin dalla partenza a Las Palmas, fino all'arrivo in Martinica in 13 giorni, un'ora, 58 minuti e una manciata di secondi: è il primo italiano di sempre a vincere la regata sulle barche di serie, il 4 non francese, e per qualche giorno ha fatto temere anche i prototipi: solo due davanti a lui.  

 

Da una "scodella planante" come il Mini si passa alle barche acrobatiche, i 49ers e i Nacra 17 foil: ai primi di dicembre ci sono i Mondiali nel ventosissimo e incostante golfo di Hauraki, Auckland, Nuova Zelanda. Nei Nacra l'Italia si presenta da dominatrice, con i campioni uscenti Ruggero Tita e Caterina Banti, titolari anche dell'Europeo; ma c'è anche la coppia-astro nascente Vittorio Bissaro e Maelle Frascari, in forma strepitosa anche dopo un infortunio al piede della prodiera Maelle, estremità fondamentale per i funamboli dei catamarani volanti.  

Il recupero c'è e si vede, Vittorio e Maelle affrontano i 5 giorni di regata quasi sempre in testa ma di pochissimo, e conquistano il Mondiale l'8 dicembre, all'ultimissima regata fino alla fine incerta per i continui salti di vento, mostrando una tenuta mentale eccezionale. Il titolo passa da Italia a Italia, resto del mondo a bocca asciutta ancora per chissà quanto. Ma c'è un problema finora mai presentatosi alla Federvela: il Nacra è una classe olimpica, un posto per paese, e ora lo staff tecnico della Nazionale deve scegliere chi mandare a Tokio 2020, se la coppia Tita-Banti o quella, fresca di titolo, Bissaro-Frascari. Dilemma ignoto alla vela sportiva italiana, anche questo una sorpresa, e bellissima, del 2019 in acqua salata.  

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