Ventura si confessa: "Nazionale grande errore, ma qualcuno voleva sabotarmi"

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FLORENCE, ITALY - NOVEMBER 06:  Head coach Italy Gian Piero Ventura speaks to the media during a press conference at Italy club's training ground at Coverciano on November 6, 2017 in Florence, Italy.  (Photo by Claudio Villa/Getty Images)
Gian Piero Ventura (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

La mancata qualificazione dell'Italia all'ultimo Mondiale di calcio (Russia 2018) è ancora una ferita aperta per molti. Tutti ricordano quel 13 novembre 2017 come la più grande disfatta della storia della Nazionale e per diversi giorni Gian Piero Ventura, il ct di quella squadra, fu l'uomo più odiato del Paese, perfino più di qualsiasi politico.

Nemmeno lo stesso Ventura, che si è dimesso la scorsa estate dalla panchina della Salernitana, ricorda l'esperienza con i colori azzurri in maniera felice e spensierata. Intervenuto nel podcast di Luca Casadei One More Time”, in cui personaggi famosi raccontano le loro cadute e le loro rinascite, l'allenatore ha ripercorso le tappe dei suoi mesi con la Nazionale: “Allora ero al Torino, avevo ancora due anni di contratto, ma arrivò l'offerta della Nazionale. Mi chiamò Lippi e mi disse ‘Ho parlato adesso col presidente, sei il nuovo allenatore della Nazionale’. Ci pensai molto. Tutti mi consigliarono di accettare, sarebbe stata la ciliegina sulla torta per concludere la mia carriera. Tranne i miei collaboratori, che dicevano di pensarci bene”.

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Col senno di poi, anche se in quel momento sembrava una proposta irrinunciabile, Ventura rivaluta la sua scelta di diventare il ct azzurro: “Il primo grande errore è stato quello di aver accettato e il secondo è quello di non essermi fermato. Dopo la sconfitta con la Spagna e prima dello spareggio contro la Svezia c'era un clima ostile. I presupposti per perdere c'erano tutti. Per il bene dell'Italia avrei dovuto fermarmi prima”.

Non solo ammissioni di colpa proprie, ma anche fatti strani. Gian Piero Ventura, nel podcast, parla infatti di un episodio ambiguo, forse premonitore, che ha caratterizzato i giorni precedenti alla firma sul contratto: “Mentre andavo a firmare il contratto da Ct della Nazionale, mi chiamarono per fermarmi. Mi dissero: ‘Bloccati perché c'è stato un intervento della politica’, che pretendeva un altro allenatore. Quando il responsabile della politica italiana pretende un altro allenatore non si parte col piede giusto. Lì avrei già dovuto capire che non si andava in una comunione di idee. Ma accettai e partimmo”.