Vlahovic: 'Maglia e dedica in serbo, Ibra è unico. Mercato? Sono aperto a ogni discorso con la Fiorentina'

·2 minuto per la lettura

L'attaccante della Fiorentina Dusan Vlahovic, autore già di 13 gol nel corso di questa stagione, ha concesso un'intervista a Repubblica, nella quale si è soffermato sulla situazione delicata in casa viola, sul suo rendimento e nella quale ha parlato anche di futuro. Seguito da Milan e Roma in Italia ma molto apprezzato pure all'estero, il classe 2000 è uno dei giovani centravanti in rampa di lancio nel panorama internazionale.

Sulla maglia donatagli dall'idolo Ibrahimovic: "Mi ha impressionato la dedica: ‘In bocca al lupo per tutto, ti auguro il meglio’. L’ha scritta in serbo, la mia lingua. È stato unico. I riflettori puntati addosso? portano grandi responsabilità. Alla mia età fai un gol e sei un fenomeno, sbagli due partite e sei un flop. So come funziona. Mi concentro, testa sulle spalle e piedi per terra. Non so se e dove arriverò, ma un giorno, voltandomi indietro, vorrei non avere rimpianti".

Sulle sue doti di gran lavoratore: "Ogni giorno provo qualcosa di diverso: i tiri di destro, lo stop spalle alla porta, l’uno contro uno, il dribbling. Il trucco è ripetere il movimento all’infinito. Anche Ronaldo vuole sempre migliorarsi. È la strada del campione".

A proposito di Haaland, Vlahovic ha detto che non gli ruberebbe nulla, perché crede in se stesso: "Sarò presuntuoso ma col lavoro duro e la testa giusta posso arrivare anche io. Haaland lo guardo, cerco di capire come si muove, come finalizza. Però poi mi concentro sui miei punti forti e su quelli deboli. "Non è bello per me essere alto 1 e 90 e non far gol di testa".

Sulle voci di mercato: "Non mi piace parlare del contratto perché non siamo in una bella situazione di classifica. Commisso farà di tutto per portare in alto la squadra perché è ambizioso. In estate vediamo, sono aperto a ogni discorso con il club".

Sulla lettera d'addio di Prandelli: "C’era molta umanità dentro. Rispetto la sua scelta, gli auguro il meglio. Quando Prandelli è arrivato mi ha chiamato nel suo ufficio: ‘Hai 7-8 partite. Punto tutto su di te. Tu non ti preoccupare e gioca tranquillo’. Non segnavo e lui mi ha fatto battere i rigori per sbloccarmi".