Zeman: 'Dormivo con la maglia della Juve, le mie erano accuse ad un sistema. Inter esclusa dall'alleanza del Nord ma cercava di entrarci'

Zdenek Zeman è il protagonista dell'autobiografia dal titolo "La bellezza non ha prezzo", scritta da Andrea Di Caro. Nella quale sono davvero tanti gli aneddoti di una carriera tutt'altro che banale: "Ho visto tutto. Ho fatto tanti ritiri in hotel a 5 stelle e altrettanti in alberghi Miramare dove la padrona era anche la cuoca. Sono stato assunto da presidenti in doppiopetto e da poveri diavoli di periferia con cravatte improbabili. Ho allenato campioni che guadagnavano miliardi e giovani a cui dovevo prestare i soldi per la benzina…".

A dispetto dell'ostilità creatasi col mondo Juve per le sue durissime prese di posizione nel corso degli Anni Novanta: "Sono sempre stato juventino. Da piccolo andavo a dormire con la maglia bianconera. Lo scontro ci fu con la Juve di Moggi, Giraudo e Bettega. Ma la Juventus non comincia e non finisce con loro. Era la squadra di mio zio Cestmir Vycpálek: il più grande talento del calcio cecoslovacco prima di Pavel Nedved, che portai in Italia. Ero a San Siro quando il giovane Bettega segnò il gol di tacco al Milan. Esultai. C’erano Haller, Causio, Capello. Ricordo i derby: sulla panchina del Toro sedeva Giagnoni col colbacco…". Sul processo per doping alla Juve, nato dalle sue dichiarazioni sull'abuso di farmaci nel calcio: "Si è celebrato solo perché a Torino c’era un magistrato coraggioso, Guariniello. Io ho puntato il dito contro il sistema, non solo contro la Juve, che aveva molti seguaci. E il problema non erano solo i farmaci. Erano anche i passaporti falsi. Era anche il condizionamento degli arbitraggi. Era anche lo strapotere della finanza".

Le accuse di Zeman non si fermano qui: "Al Nord c’era l’alleanza tra Juve e Milan; l’Inter ne era esclusa e cercava di entrare nel sistema pure lei. Altre squadre, dal Parma alla Lazio al Perugia, erano in mano alla Banca di Roma: Tanzi e Cragnotti ne uscirono rovinati, come pure Gaucci. Che fece in tempo a caricare il suo Perugia a pallettoni, per far perdere lo scudetto del 2000 alla Juve, sotto il nubifragio".