Zidane ricorda la Juventus: "Le devo molto ma non era ai livelli del Real"

Ha da poco festeggiato il primo anno da allenatore del Real Madrid ma Zinedine Zidane si è già tolto parecchie soddisfazioni sulla panchina dei Blancos, a partire ovviamente dalla Champions League vinta qualche mese fa contro l'Atletico.

Il francese, intervistato da 'La Repubblica', però non dimentica neppure i suoi trascorsi italiani: "Devo molto alla Juventus. Ci arrivai a 24 anni, dal Bordeaux, e per me fu un salto in avanti. Non era un club ai livelli del Madrid, che è il più grande di tutti, ma imparai moltissimo, crebbi come calciatore e come uomo".

Anche perchè l'inizio a Torino fu tutt'altro che facile: "I primi tempi giocavo male, non ero inserito, tutti dicevano che ero un acquisto sbagliato. Solo Marcello Lippi credeva in me. Alla fine ebbe ragione lui. Vincemmo un paio di campionati e giocammo una finale di Champions, perdendola".

Ma in realtà le finali perse furono due contro il Borussia Dortmund e lo stesso Real Madrid: "Ah già, vero. Avevo rimosso il Borussia. Capita, con le sconfitte".

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Zidane quindi ricorda il suo primo giorno al 'Bernabeu': "Non avevo mai neppure giocato lì, fui presentato al pubblico, provai un’emozione indimenticabile, come uomo e come calciatore, e mi dissi: Qui starò da dio. E farò cose meravigliose”.

Promessa mantenuta prima da calciatore e ora da allenatore anche se il francese chiarisce: "Mi piace quello che faccio, ma a 60 anni starò senz’altro con la mia famiglia, non scherziamo".

Zidane quindi ammette di avere rubato qualcosa sia a Lippi che ad Ancelotti: "Da Carlo ho imparato molto, sicuro. Ma non mi sento così cambiato, ero tranquillo anche da calciatore… ma quando mi provocavano reagivo.  Non posso comportarmi proprio come Marcello o Carlo, sono una persona diversa, ma so che ai giocatori devo passare quello che ho dentro".

Infine quando gli si chiede se esista un nuovo Zidane il francese risponde sicuro: "Certo che no. Non mi piacciono i paragoni, ma uno Zidane adesso non esiste proprio. Ero unico".

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